La Storia del Commendatore Ufficiale Cavaliere Alessandro Mangiarotti 

 

Alessandro Mario Mangiarotti,

nato a Stradella il 4 maggio 1899, originario di Novi Ligure (Alessandria), si trasferii nella città oltrepadana verso la metà dell’ 800. Il giovane Mangiarotti compì gli studi presso la scuola elementare stradellina. Terminati gli studi elementari, si iscrisse alle scuole medie che allora si chiamava avviamento. Terminate il ciclo di scuole dell'obbligo, venne chiamato sotto le armi.

L'ordine di mobilitazione generale dell'esercito Francese, fu emanato il 1°Agosto 1914, alle truppe francesi venerò affiancati giovani militari italiani, tra cui Alessandro Mangiarotti. Il 3 Agosto la Germania dichiara guerra alla Francia. Nel dicembre 1914 il Tenente De Gaulle fu nominato aiutante di reggimento al quartiere generale del 33° reggimento, alle dirette dipendenze del colonnello. Quasi immediatamente il reggimento si spostò verso sud per prendere posizione vicino a Chalons-sur-Marne. Fu proprio in questa cittadina Francese che Alessandro conobbe il giovane Tenente transalpino. Con lui instaurò una bella amicizia, si vedeva già in quegli anni che sarebbe diventato qualcuno, poiché il suo carisma il suo charme erano unici.

Dal generale Francese il Mangiarotti sposò l'ideale del Socialismo che in quel periodo stava sempre più diffondendosi in Europa, un movimento che diventò presto un vero e proprio stile di vita per milioni di cittadini che credevano negli ideali di libertà, solidarietà e rinnovamento dello stato. Terminata la 1° guerra mondiale, Alessandro torno a Stradella continuando la sua vita e iniziò a lavorare come capo stazione con grande entusiasmo e felicità. Seguiva la politica, mantenne i contatti con l'amico generale conosciuto al fronte francofono. Con lui instaurò un bel dialogo epistolare che continuò sino agli ultimi giorni della sua vita.

Il giorno 02 Giugno 1923 in Stradella si sposano Mangiarotti Alessandro Mario e Civardi Pierina, una nobil donna dell' Aristrocazia stradellina. Dal loro legame sentimentale nascono due figli Ginetta e Gianpiero. Per un breve periodi abitarono nella loro città natale cioè Stradella, ma per una decina di anni la famiglia si trasferì a San Nicolò di Rottofreno (Piacenza), poichè il Mangiarotti era capo stazione nella piccola cittadina emiliana.

Erano gli anni della dittatura fascista, il Duce prese il potere con metodi scorretti e poco leali, con l'appoggio della monarchia e del clero. Preso il potere Benito Mussolini, considerò fuori legge i partiti Politici oppositori al regime Fascista. Vennerò fatte delle vere e proprie crociate contro i Socialisti, Comunisti, Repubblicani, Liberali..ecc. Chi era contro il Fascismo, veniva arrestato e in certi casi torturato e ucciso. Non dimentichiamo i moltissimi compagni e compagne che hanno perso la vita per dare libertà allo Stato Italiano.

Terminata la parentesi Piacentina, Mangiarotti si trasferisce di nuovo a Stradella e seppur di idee politiche vicine alla Sinistra moderata, “ nel ventennio ”, coltivo amicizie lavorative con persone di destra, tra le quali ricordiamo il Sig. Novarini, padre del popolare Avocato Domenico Novarini di Broni.

Nel 1946, terminata la dittatura Fascista, l' Italia diventò una Repubblica, i Savoia vennero esiliati e finalmente si creò uno stato libero, democratico al passo con i tempi.

E’ proprio in quel periodo che nacque il cosiddetto Penta Partito (DC, PSI, PRI, PLI, PSDI), con il Partito Comunista all'opposizione come “ ago della bilancia ”. Agli eredi del Duce, fu concesso di fondare un loro movimento politico, il M.S.I ( Movimento Sociale Italiano Destra Nazionale ), con un grande segretario che secondo noi, merita una doverosa menzione: ” Giorgio Almirante ”. Merita anche una citazione, il Partito Radicale Italiano che nasce proprio sul calare degli anni '40, uno dei fondatori, ed illustre esponente fu, ed è tuttora Marco Giacinto Pannella. Ricordiamo inoltre lo scrittore Pier Paolo Pisolini che aderì al movimento della “ Rosa nel pugno ” anche se non manifesto mai esplicitamente la sua appartenenza al Partito Radicale Italiano.

Negli anni sessanta, il nostro Stradellino Doc, continuò ad interessarsi di Politica e non tardò ad iscriversi al P.S.D.I (Il Partito del Sole che ride), anzi a Broni e Stradella fu un grande militante a tal punto che dedicò molti anni a diffondere gli ideali che De Gaulle gli trasmise. I vertici del Partito Socialista Democratico Italiano, più volte lo sollecitarono e lo invitarono a candidarsi come sindaco Bronese, ma lui rifiutò continuamente. E’ stato un vero peccato poiché dotato di indubbia cultura e sempre pronto ad aiutare i bisognosi, sarebbe stato un ottimo politico. Comunque, l'amore per quest’ultima, lo spinse ad aiutare il prossimo tenendo alta la bandiera della Socialdemocrazia Italiana.

Erano gli anni delle rivolte studentesche del 1968, in Francia come i Italia, cresciavano le proteste delle masse ( Operaia, studentesca..). Erano anni affascinanti, il disappunto della massa si fece sempre più sentire, furono creati i movimenti femministi i cosiddetti “ anni dei Doors, dei Beatles e di Fabrizio De André. Il Mangiarotti appoggiò in pieno la linea politica di Giuseppe Saragat, destinato oramai al declino del “ Vento di Rinnovamento ” degli anni ’70.

Le onorificenze ottenute da Alessandro Mangiarotti.

 

·         Ha ottenuto dal presidente della Repubblica i Gradi di Cavaliere della Repubblica.

·         Ha ottenuto dal Presidente della Repubblica i Gradi di Ufficiale dell'esercito Italiano.

·         Ha ottenuto dal Presidente Saragat l'Ordine della Commenda a ricompensa dei suoi meriti.

·         Menzione particolare, offerta dal gen. De Gaulle (presidente della Repubblica Francese) al comm. Mangiarotti, per avere questi, combattuto in Francia, sulla Marna.

 

Oramai anziano e in pensione, dopo 40 anni passati nelle Ferrovie Italiane (F.S), non spreca tempo nell'ozio e fu così che per un breve periodo continuò a lavorare come rappresentante della Colussi, proseguì la sua militanza politica per il P.S.D.I. In quel periodo adorò scrivere, svolgere pratiche importanti per suo unico figlio maschio, Giampiero che lo portò a diventare il suo agente per le scelte delle società sportive. Continuò il suo dialogo epistolare con il Generale De Gaulle, oramai diventato presidente Francese e anche lui, come Saragat sul viale del Tramonto. Il 9 novembre del '70 a Colombey muore Charles De Gaulle e fu un grande dispiacere per Alessandro, aver perso un caro amico che fu per lui una guida a tutti gli effetti (infatti il suo rapporto epistolare terminò nel giugno 70  poiché il Generale fu molto malato).

Nel 1977, fu Alessandro Mangiarotti a raggiungere l'amico Generale in Paradiso.

 

 

 

Da un ritaglio di giornale degli anni 70 il comm. Alessandro Mangiarotti   "una persona buona"

 

 

In questo periodo natalizio, dove tutti ricordano con maggiore sensibilità di avere un cuore e di sentire, nello scambio degli affetti, quel senso di amore per il prossimo, crediamo di compiere il nostro dovere ringraziando una persona che si prodiga, semplicemente per il solo scopo di fare del bene, a favore di tutti: il Comm. Alessandro Mangiarotti, Stradellino d'origine, capo stazione di Broni nel 1950. Figura estremamente democratica e popolare (simpatizzante e militante del P.S.D.I.), dopo una vita di lavoro, non spreca il suo tempo libero nell'ozio e nel riposo; ma dinamicamente, offre i suoi aiuti a favore di tutti quelli che hanno bisogno di un soccorso. Non è poco. Molti ex combattenti hanno trovato nel sig. Mangiarotti un appoggio per i loro riconoscimenti al cavalierato di Vittorio Veneto; possiamo dire che il gen. Montagna abbia trovato un valido apporto nel nostro simpatico personaggio che ha ottenuto dal Presidente Saragat l'Ordine della Commenda a ricompensa dei suoi meriti. Ci è inoltre di soddisfazione additare una menzione particolare, offerta dal gen. De Gaulle (presidente della Repubblica Francese) al comm. Mangiarotti, per avere questi, combattuto in Francia, sulla Marna. Padre del popolare Giampiero, giocatore della Spal, Trapani, Rimini, Modena, Varese e dulcis in fundo, del Broni, riempie la sua vita con opere di bene senza nulla chiedere se non la gioiosa soddisfazione di aiutare il prossimo. E' appunto per questo che intendiamo ringraziare il Comm. Alessandro Mangiarotti per tutto quello che il suo cuore sa ancora dare dopo una vita di lavoro; e con l'augurio più sincero offriamo a questa " persona buona " il segno della nostra riconoscenza.  

 

I Commenti dell'Editore

 

 

Ci preme sottolineare il garbo, la gentilezza e l’importanza che Charles De Gaulle dava all'amicizia. Mio nonno Sandro conobbe il Generale Francese a Chalons-sur-Marne. Da allora anche se fu Presidente della Repubblica Francese, nonché grande personaggio narrato nelle enciclopedie storiografiche, si è sempre ricordato di mio nonno. Certe volte, per essere un buon politico, bisogna sempre essere se stessi, in specifico bisogna essere persone umili. Abbiamo tuttora politici che spesso si dimenticano di ciò che erano prima di diventare persone importanti. De Gaulle è sempre rimasto se stesso:< Un uomo del popolo un Grande Socialista, proprio come mio Nonno Sandro >.

 


L' amico generale "un mito di quel tempo"

Nato a Lille il 22 novembre del 1890, Charles De Gaulle è stato il Generale che per quasi trent'anni ha incarnato il nome stesso della Francia, accompagnando la trasformazione del paese da potenza coloniale a potenza economica e politica.

Scelta a diciott'anni la carriera militare, nell'agosto del 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, è sottotenente. Fatto prigioniero dai tedeschi nel 1916, verrà liberato con l'armistizio nel settembre dell'anno successivo. Diventa capitano e, nel '22, ottiene l'ammissione alla scuola superiore di guerra. Nel '31 viene distaccato presso il segretariato generale della difesa, ed è lì che inizia ad interessarsi agli affari di Stato. Il 3 settembre del '39, quando la Francia dichiara guerra alla Germania, ha già raggiunto il grado di colonnello.

Sono anni di grande tensione unita ad enorme eccitazione, causata dalla circolazione in terra d'Europa della inarrestabili armate della morte generate da Hitler. La Francia si sente minacciata in prima persona, ma purtroppo entra nel conflitto in condizioni economico-sociali disastrate. Nel '36 il Fronte popolare delle sinistra vince le elezioni, ma il governo del socialista Leon Blum non riesce a risollevare le sorti del paese, che dunque giunge impreparato alla guerra. Il 1° giugno del '40 de Gaulle viene nominato generale di brigata e sottosegretario alla difesa. Ma la situazione precipita. A metà giugno, di ritorno da un incontro con premier inglese Winston Churchill, apprende a Bordeaux delle dimissioni del primo ministro Paul Reynard, sostituito dal maresciallo Philippe Petain, che si affretta subito a chiedere un armistizio alla Germania.

Per la Francia inizia un periodo oscuro, in cui prende corpo il cosiddetto "collaborazionismo" con gli occupanti, che porterà una parte della società francese, primo fra tutti il governo, trasferito a Vichy, a condividere l'odio e la follia dei nazisti. De Gaulle ripara a Londra da dove, il 18 giugno, lancia dai microfoni della Bbc un famoso appello ai francesi perché resistano ai tedeschi. Qualche giorno dopo denuncia l'armistizio e questo gli vale una condanna a morte in contumacia. Dall'Africa organizza le forze della Francia libera e il 3 giugno del '44 viene nominato presidente provvisorio della repubblica dal Consiglio della difesa, nato in Congo nel '40. Un governo che alla fine di ottobre, viene riconosciuto dalle grandi potenze, Usa, Urss e Gran Bretagna.

Vinta la guerra, scacciati i nazisti dalla Francia, all'inizio del '46 de Gaulle rimette il suo mandato di presidente provvisorio, con la speranza, nemmeno tanto nascosta, che il paese faccia ancora appello a lui. Ma le elezioni che si svolgono in autunno lo vedono sconfitto. Nasce così la Quarta repubblica, non molto diversa dalla precedente (mentre de Gaulle aveva proposto nel suo programma ampie riforme e polso fermo in economia). Tuttavia, de Gaulle è ormai lanciato in politica e, nell'aprile del '47, dà vita al suo movimento, il "Rassemblement du peuple français", che riporta subito un grande risultato alle elezioni amministrative. Ma nelle politiche del '51 l'effetto positivo si sgonfia.

Per il Generale inizia un periodo di volontario esilio politico nel suo ritiro di Colombey-les-Deux-Eglise mentre la Francia attraversa gravi difficoltà, anche a causa dello sgretolamento del suo impero coloniale. De Gaulle viene richiamato dal suo esilio, e il 1° giugno '58, è eletto dall'Assemblea nazionale presidente del Consiglio. I deputati concedono al Generale i pieni poteri e la possibilità di elaborare una nuova Costituzione. In sostanza, molti storici concordano nel definire questo situazione anomale una sorta di "golpe bianco", un momento della storia di Francia in cui u generale ha i pieni poteri, quasi fosse un dittatore. Il grande statista, ad ogni modo, assai legato al suo paese e con nel cuore un enorme senso dello Stato, qualità che lo ha sempre caratterizzato, il 28 settembre, sottopone a referendum la nuova Costituzione, che ottiene il favore della stragrande maggioranza dei francesi.

Il 21 dicembre viene eletto presidente della repubblica. Nasce la Quinta repubblica, con un sistema elettorale e politico fortemente presidenzialista in vigore ancora oggi.
Frattanto, esplodono i fatti d'Algeria, una delle tante colonia francesi che da tempo pretendono l'autonomia. De Gaulle propone l'autodeterminazione per la colonia del nord Africa, e il referendum dell'8 gennaio '61 la conferma. Alcuni generali non sono d'accordo e il 22 aprile '61 danno vita ad un golpe militare ad Algeri. La strada dell'indipendenza è però segnata e la sollevazione non ha effetto, se non quello di creare una organizzazione terroristica l'Oas, formata da militari contrari alla decolonizzazione, che attenterà più volte alla vita del Generale e sarà per anni al centro di trame oscure in tutta Europa.

Nel '62 de Gaulle compie un altro passo verso la totale riforma dello Stato, introducendo l'elezione diretta del presidente della repubblica. Nel '65 si candida e vince al ballottaggio contro il socialista François Mitterrand. Intanto potenzia la politica nucleare della Francia, istituendo la "force de frappe", rifiutando la tutela degli Stati Uniti e chiamandosi fuori dalla Nato. Una politica delle mani libere che ai francesi piace. Arriva il '68 e Parigi brucia dei tumulti degli studenti e degli operai. Per la Francia è un altro momento drammatico. Il 20 maggio dieci milioni di lavoratori entrano in sciopero. Nove giorni dopo de Gaulle prende contatto coi militari, nel tentativo di ristabilire l'ordine nel paese. Rientra il 30 maggio ed annuncia lo scioglimento dell'Assemblea nazionale. E' una prova di forza che vince a metà: i tumulti cessano, ma dalle elezioni esce una forte maggioranza di destra, refrattaria alle riforme che il Generale vuole ancora introdurre. All'inizio di aprile del '69 de Gaulle promuove un referendum per dare maggior potere alle Regioni e al Senato, ma viene battuto. A mezzanotte e dieci del 28 aprile, si dimette da presidente: è la sua plateale uscita di scena dalla politica francese. Si autoesilia a Colombey, dove muore il 9 novembre del '70.

Premettiamo,le informazioni di Carattere storeografico,concernenti la biografia di Charles De Gaulle,sono state acquisite dal Sito Web http://biografieonline.it 


La Biografia di Giueseppe Saragat (Segretario generale del P.S.D.I e Presidente della Repubblica Italiana )

a Cura di Luca Molinari

Giuseppe Saragat, nasce il 19 settembre 1898 a Torino da una famiglia di origine sarda (di stirpe catalana) e ben presto aderisce come simpatizzante al neonato partito socialista. Fin dalla gioventù è su posizioni riformiste, la stessa corrente dei padri storici del socialismo nazionale come Filippo Turati, Claudio Treves, Andrea Modigliani, Camillo Prampolini e Ludovico D’Aragona.

Volontario nella prima guerra mondiale prima come soldato semplice e poi come ufficiale è stato decorato con la croce di guerra.

Nel 1922 si iscrive all'allora Partito Socialista unitario e tre anni dopo entra nella sua direzione.

L’avvento del fascismo e della dittatura mussoliniana vedono il quasi trentenne Saragat collocarsi all’opposizione del nuovo regime ed imboccare la via dell’esilio: prima l’Austria e poi la Francia dove incontrerà e collaborerà con tutti i massimi esponenti dell’antifascismo in esilio: da Giorgio Amendola a Pietro Nenni. È in questo clima e alla luce di molte corrispondenze che gli giungono dalla Spagna, dove è in corso la guerra civile, che matura una profonda avversione per il comunismo sovietico e per ogni sua “propaggine” occidentale. Di converso comincia ad abbracciare il filone socialdemocratico nordeuropeo figlio della II Internazionale. 

La posizione saragattiana antisovietica fu assai lungimirante e poi confermata, nell’ultimo decennio del ‘900, dagli stessi avvenimenti storici, ma non altrettanto lungimirante fu l’accettazione acritica delle posizioni secondointernazionaliste che erano state travolte dalla Prima Guerra Mondiale e dal lungo primo dopoguerra che aveva visto, anche a causa della debolezza della sinistra fortemente divisa tra massimalisti leninisti e riformisti socialdemocratici, la genesi e l’instaurarsi in Europa delle dittature fasciste e nazista. 

Dopo la caduta di Mussolini, Giuseppe Saragat ritorna in Italia e, con Pietro Nenni e Lelio Basso, riunifica tutte le correnti socialiste dando origine al Partito Socialista di Unità Proletaria (Psiup) in cui, come in tutta la tradizione socialista, conviveranno sia le istanze riformiste, sia quelle massimaliste senza trovare, e anche questo fa parte della tradizione del socialismo italiano, un punto di sintesi e di accordo. 

Nel II Governo guidato dal demolaburista Ivanoe Bonomi, Saragat è Ministro senza portafoglio. 
Nelle elezioni per l’Assemblea Costituente i socialisti sono, con oltre il 20 % dei suffragi, il secondo partito italiano alle spalle della Democrazia Cristiana e superano per pochi voti i comunisti del Pci di Palmiro Togliatti. In quanto seconda forza politica della penisola, al partito del sol dell’avvenire va la presidenza dell’Assemblea Costituente, e Nenni, entrato nel frattempo nel Governo guidato dal democristiano Alcide De Gasperi (Dc), indica Giuseppe Saragat come candidato socialista per ricoprire tale carica e il leader riformista viene eletto con la convergenza di tutti i partiti antifascisti (Dc, Pci, Psiup, Pri, Pd’A, Udn, Pli) che costituivano i governi di unità nazionale. 

Ma è proprio in questi mesi che l’ennesima e insanabile rottura tra i due tronconi del socialismo italiano: da un lato il sanguigno e “popolare” Pietro Nenni si batte per una stretta collaborazione con i comunisti (fino a ipotizzare una unificazione dei due partiti della sinistra) e per una scelta neutralista sul piano internazionale, dall’altra parte il colto e raffinato Giuseppe Saragat, che si ispira ai modelli scandinavi, si oppone strenuamente a tale ipotesi. 

Le fratture in casa socialista, seguendo la peggiore tradizione, sono sempre insanabili e nel gennaio 1947 Giuseppe Saragat abbandona il Psiup con gli uomini a lui fedeli e dà vita ad un partito socialista moderato e riformista (che sarà per anni l’unico referente italiano del rinato Internazionale Socialista), il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (Psli). Tale partito pochi anni dopo, con l’unificazione con la piccola pattuglia dei membri del Partito Socialista Unificato (Psu) dell’ex ministro Giuseppe Romita, assumerà definitivamente il nome di Partito Socialista Democratico Italiano (Psdi) di cui Giuseppe Saragat sarà unico leader. 

Il partito socialdemocratico assumerà ben presto posizioni molto moderate e filoatlantiche in contrasto con tutti gli altri partiti socialisti, socialdemocratici e laburisti d’Europa. Su 115 deputati socialisti eletti nel 1946 ben 52 se ne vanno con Saragat che, pur non riuscendo mai a conquistare il cuore della “base” socialista riuscirà a portare nella sua orbita sindacalisti, giornalisti e intellettuali che ritorneranno nel Psi solo nella seconda metà degli anni ’60: in questa fase di fine anni ’40 il movimento socialista si trovava in una peculiare e paradossale situazione per cui Nenni e il Psi avevano i voti e i militanti, Saragat e il Psdi la classe dirigente e i quadri intermedi. 

Simultaneamente all’assunzione della guida della nuova creatura politica, Saragat abbandona la guida di Montecitorio alla cui presidenza viene eletto il comunista Umberto Terracini a cui spetterà l’onore di tenere a battesimo, insieme al Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola, al Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi (Dc) ed al Guardasigilli Giuseppe Grassi (Pli), la nostra Costituzione repubblicana. 

Nella primavera del 1947 De Gasperi si reca negli Usa ed al rientro estromette comunisti e socialisti dal governo varando una formula di governo quadripartito centrista composta, oltre che dalla Dc, dai repubblicani di Pacciardi (Pri), dai liberali di Einaudi (Pli) e dai socialdemocratici di Saragat (Psli) che assumerà la Vicepresidenza del Consiglio dei Ministri. 

È la svolta moderata nella politica italiana che verrà confermata dalle urne il 18 aprile 1948 quando al Democrazia Cristiana sconfiggerà duramente con il 48,8 % dei voti, il Fronte Democratico Popolare, la lista unitaria della sinistra composta, per volontà di Nenni, dal Pci, dal Psi e da alcuni ex esponenti del Partito d’Azione, che si fermerà ad uno scarso 32% dei consensi. In questa competizione elettorale Giuseppe Saragat si presenterà alla guida di una lista, composta dal suo Psli e da alcuni ex membri del Partito d’Azione che non avevano aderito al tandem Togliatti-Nenni, con il nome di Unità Socialista conquistando un eccellente 7 % di voti: è questo il più alto risultato mai conseguito dai socialisti riformisti. 

Durante la prima legislatura i saragattiani, contro i quali si scateneranno l’ira e le accuse di tradimento della classe operaia dei comunisti, parteciperanno ai governi egemonizzati dalla Dc, ricoprendo, al pari delle altre forze laiche (Pli e Pri) un ruolo di comprimari, tanto che nel nuovo governo (De Gasperi 1948) Saragat sarà solo Ministro della Marina Mercantile.

Le elezioni del 1953 vedono la sconfitta del quadripartito centrista che, pur conservando la maggioranza numerica in Parlamento, non la mantenne nel Paese e, soprattutto, non riuscirono a far scattare il meccanismo elettorale pseudomaggioritario (la cosiddetta “legge truffa”). Saragat ed il Psdi furono duramente sconfitto (“cinismo cinico e baro” come disse lo stesso leader socialdemocratico) e il partito entrò in ruolo secondario nel panorama politico e partitico nazionale da cui non è mai più uscito. 

Saragat fu uno dei sostenitori dell’apertura ai socialisti di Nenni che dopo i fatti d’Ungheria del 1956, avevano abbandonato l’opzione frontista con i comunisti di Togliatti. Prima Fanfani e poi Moro guideranno governi di centrosinistra a partire dai primi anni ’60. Nel periodo 1966-69 si assisterà alla temporanea riunificazione dei due partiti socialisti, il Psu (Psi-Psdi Partito Socialista Unificati) con due cosegretari (Francesco De Martino e Mario Tanassi), ma con scarsi risultati elettorali (alle elezioni politiche del 1968 il Psu ebbe molti meno voti di quelli che avevano avuto 5 anni prima Psi e Psdi presentatisi separatamente).

Dopo essere stato Vicepresidente del Consiglio dei Ministri nei Governi Scelba (1954) e Segni (1955), Saragat fu Ministro degli Esteri nel I e II Governo Moro (1963, 1964) di centrosinistra. Nel 1964, dopo le dimissioni anticipate de Presidente della Repubblica Antonio Segni (Dc), una vasta coalizione di parlamentari di sinistra su indicazione di Giorgio Amendola (Pci) e di Ugo La Malfa (Pri) votava per Giuseppe Saragat come nuovo Capo dello Stato che, con i voti dei Grandi elettori di Pci, Psi, Psdi, Pri e buona parte della Dc (che aveva visto “bruciarsi” sia il suo candidato ufficiale Giovanni Leone) era il primo socialista a insediarsi al Quirinale. 

Leit-motiv della sua presidenza fu la Resistenza e la volontà di attivarsi sempre per la costituzione di governi di centro-sinistra. Gli anni della presidenza Saragat furono caratterizzati dall’inizio del terrorismo e dalla contestazione del ’68. Nel 1971 il democristiano Giovani Leone succede a Giuseppe Saragat (al quale sarebbe piaciuta una rielezione) nella carica di Presidente della Repubblica. Pochi altri uomini politici (Togliatti e Spadolini) seppero coniugare l’azione politica con l’impegno culturale come Saragat. L’anziano leader socialdemocratico si spegne a Roma nel 1988 e toccanti furono le parole dedicategli sull’organo ufficiale del Pci, l’Unità, da uno dei suoi grandi avversari comunisti, Giancarlo Pajetta, che tirò un rigo sulle polemiche di quasi un cinquantennio prima, affermando: “Oggi è morto un compagno!”.

Premettiamo,le informazioni di Carattere storiografico,concernenti la biografia di Giuseppe Saragat,sono state acquisite dal Sito Web http://www.cronologia.it 


Da un telegramma del Presidente della Repubblica Italiana GIUSEPPE SARAGAT:

ROMA QUIRINALE

RINGRAZIO VIVAMENTE PER ESPRESSIONI AUGURALI CORTESEMENTE FATTEMI PERVENIRE E INVIO A LEI E ALLA SUA FAMIGLIA IL MIO PIU' CORDIALE SALUTO.

Giuseppe Saragat (Segretario Nazionale del Partito Socialista Democratico Italiano).

Roma,09/05/1970

In Foto vi abbiamo messo un vecchi ritaglio di giornale che mio nonno Sandro era solito acquistare. Ovvero "Oltrepò Socialista" Organo di stampa del Partito Socialista Democratico Italiano Sezione Oltrepò Pavese, datato 13, Maggio 1954 .

 

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